Divorzio e mantenimento come concordare con il partner

Gratuito patrocinio e separazione

È possibile chiedere il gratuito patrocinio anche nel caso di separazione consensuale, verrà quindi considerato solo il reddito del coniuge, marito o moglie che sia, che lo richiede. È stato stabilito dalla cassazione civile con la sentenza numero 20545 del 29 settembre 2020.

Il gratuito patrocinio è accessibile per chi ha un reddito che non deve essere superiore a 11.746,68 euro, in questo caso il richiedente non dovrà affrontare le spese legali, che sarà lo Stato a provvedere.

Se si ha bisogno di un avvocato a Milano che si occupi di gratuito patrocinio in caso di separazione/divorzio è possibile rivolgersi a gratuitopatrociniomilano.com

Cos’è l’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è determinato da un giudice dinnanzi alla separazione tra i coniugi, deve essere versato al coniuge che versa nella situazione economica più precaria rispetto all’altro (che ad esempio non ha un lavoro) o che ha un reddito nettamente inferiore, può anche riguardare i figli che sono nati da tale unione.

Da quattro anni le fasi di divorzio e separazione vengono divise, cosa che prima non avveniva. L’assegno di mantenimento può sussistere sulla base di accordi sottoscritti tra marito e moglie.

Ha lo scopo di far sì che il coniuge meno abbiente possa continuare a vivere nella stessa maniera a livello di tenore di vita, se possibile, che aveva durante il matrimonio.

Se uno dei due coniugi non lavora perché non vuole e non perché non può l’assegno di mantenimento non spetta.

L’assegno di mantenimento non spetta se il matrimonio è stato molto breve, la durata è uno dei fattori che va ad essere determinante in tale ambito. Non viene percepito se il coniuge che lo richiede è responsabile della fine del matrimonio, si tratta in questo caso della separazione con addebito.

La separazione con addebito può essere applicata in vari casi:

  • Se ci sono violenze fisiche e psicologiche
  • In caso di tradimenti
  • In caso di abbandono del tetto coniugale
  • Nel caso di disinteressamento verso il marito/moglie

Si tiene conto anche delle potenzialità lavorative del coniuge che chiede l’assegno di mantenimento, si valutano vari fattori, come ad esempio:

  • Titolo di studio
  • Età (se può ancora lavorare o meno)
  • Lavori svolti in precedenza

Se il coniuge che richiede l’assegno di mantenimento lavora e ha un reddito simile all’altro coniuge non può richiederlo.

L’assegno divorzile: di cosa si tratta, quando viene dato

Se i coniugi non sono più separati ma divorziati non si parlerà più di assegno di mantenimento ma assegno divorzile, non ha il fine di andare ad annullare la differenza tra i due coniugi a livello economico.

Serve invece a far sì che il coniuge che è in una situazione più economicamente svantaggiata possa vivere dignitosamente.

Se il coniuge è giovane ed è ancora in grado di lavorare non avrà diritto all’assegno divorzile, lo stesso vale per chi non ha un’occupazione e non fa nulla per trovarla.

Spetta invece a chi non riesce a trovare un’occupazione nonostante abbia fatto tutto per riuscirci, spetta a chi è troppo anziano per lavorare e a chi non ha un’occupazione a causa della propria salute.

L’assegno divorzile spetta anche a chi si è occupato del nucleo familiare per un lungo periodo non lavorando, badando ai figli e permettendo al/alla marito/moglie di continuare a lavorare.

L’assegno divorzile non ha il fine di far sì che il coniuge meno abbiente possa continuare a fare lo stesso stile di vita avuto in precedenza grazie alla situazione economica dell’altro coniuge ma bensì di far sì che il coniuge più debole economicamente possa provvedere a sé stesso.

Tale assegno viene determinato quando viene pronunciata la sentenza di divorzio, come già affermato è differente dall’assegno di mantenimento.

Tradimento e separazione con addebito

Il tradimento è una causa per determinare la separazione con addebito come già specificato, bisogna però sottolineare che lo è solo nel caso in cui tale atto vada a incrinare irrimediabilmente i rapporti.

Nel caso invece essi siano già irrecuperabili ciò non funge da causa di addebito, se chi tradisce lo fa dopo che la crisi era già in atto non è colpevole di non aver rispettato i doveri coniugali, tra cui oltre ad altri c’è appunto quello della fedeltà. Diventa quindi cruciale riuscire a determinare quando il tradimento è stato messo in atto.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *